Lancio di Cheops

Il lancio di CHEOPS

17-12-2019 | 9:30 |

Dipartimento di Fisica e Astronomia - Aula Rosino

Il 17 dicembre 2019, alle 9:54 ora locale, un razzo Soyuz-Fregat lanciato dal lo spazioporto europeo a Kourou, nella Guyana francese, porterà il satellite Cheops (Characterising ExoPlanets Satellite) in un’orbita eliosincrona, posta lungo il terminatore luce-giorno, a 700 km di altezza.
Questo significa che CHEOPS sarà sempre in grado di puntare i suoi target in posizione opposta al Sole.
Da qui e per tre anni e mezzo di attività, il telescopio riflettore da 30 centimetri di diametro osserverà il passaggio dei esopianeti davanti alla loro stella ospite utilizzando una tecnica chiamata fotometria di transito di altissima precisione, ovvero troverà quella piccola diminuzione di luce della stella dovuta al passaggio davanti la sua superficie di un pianeta che non emette luce propria.
La diminuzione di luce è proporzionale al quadrato del raggio del pianeta.
Quindi, noto il raggio della stella (che possiamo determinare con vari metodi osservativi) abbiamo immediatamente il raggio del pianeta.
L’obiettivo della missione, la prima di classe Small del programma “Cosmic Vision 2015-2025” dell’Agenzia spaziale Europea (ESA), è quello di indagare le caratteristiche fisiche e orbitali di selezionati pianeti extrasolari già noti, con dimensioni più grandi della Terra e più piccoli di Nettuno.
Dalla misura della diminuzione della luce stellare durante il transito è possibile determinare il raggio del pianeta.
Tale dato, combinato con la misura della massa (ottenuta attraverso la tecnica della velocità radiale, che misura il movimento della stella ospite dovuto all'effetto gravitazionale del pianeta, sfruttando le risorse da Terra, ad iniziare dallo spettrografo HARPS-N, montato sul Telescopio Nazionale Galileo, TNG), fornisce la densità, un parametro risolutivo per caratterizzare la natura e composizione di questi pianeti, permettendone la distinzione in rocciosi, simili alla Terra, o gassosi, come Nettuno.
La missione, progettato da un consorzio a guida svizzera, parla molto italiano: l'importante scelta delle stelle da osservare, ottimali per caratterizzare le proprietà dei pianeti ospiti, è il frutto di 5 anni di attività del gruppo di ricerca guidato dal Prof. Giampaolo Piotto del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Università di Padova che, come membro del team scientifico della missione, ha lavorato, in collaborazione con gruppi di ricerca italiani ed europei, alla messa a punto della lista di oggetti di interesse scientifico per CHEOPS.
Sempre italiane, grazie al supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), sono le ottiche del telescopio di CHEOPS, progettate dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Padova e Catania e realizzate presso gli stabilimenti della Divisione Sistemi Avionici e Spaziali di Finmeccanica a Campi Bisenzio alle porte di Firenze.
Realizzato sempre dall'ASI in cooperazione con il Ministero della Difesa, insieme a CHEOPS volerà (come primo passeggero) Cosmo-SkyMed, il primo sistema duale di satelliti radar di osservazione terrestre in banda X, che può operare sia di giorno sia di notte, per scopi civili e militari di gestione e sorveglianza dell'ambiente.

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